Venerdì 30 ottobre sarà presentata in Expo, presso Cascina Triulza, la Carta di Trento per una migliore cooperazione. Un documento che affronta temi di scottante attualità che riguardano l’alimentazione come il land grabbing, ovvero la corsa all’accaparramento delle terre in Africa e in Asia da parte di investitori esteri, la necessità di una riforma della finanza per tutelare il cibo dalla speculazione, l’agroecologia come via alternativa per incrementare la produzione nel rispetto dell’ambiente e delle comunità locali.

La Carta è l’esito di un percorso partecipato che ha coinvolto direttamente 25 organizzazioni non governative, avviato nel 2008 a Trento all’interno delle iniziative della World Social Agenda, un progetto di Fondazione Fontana onlus con il contributo della Provincia autonoma di Trento.

“Esiste già la Carta di Milano, che senso ha presentare ad Expo la Carta di Trento?” afferma Pierino Martinelli, direttore della Fondazione Fontana di Trento. “Può essere facile collegare i due documenti che però sono molto diversi per genesi, approccio e destinatari. La Carta di Trento rinasce ogni anno – da otto anni – con un processo partecipativo che cerca e stimola il dialogo fra le organizzazioni non governative e gli altri attori della Cooperazione Internazionale per individuare, partendo dalla esperienza sul campo, buone e cattive pratiche, lezioni apprese ed esperienze dirette su come la Cooperazione può influenzare il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio e dei nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile appena approvati dalla comunità internazionale”.

La struttura della Carta di Trento segue quella degli otto Obiettivi di sviluppo del millennio, fissati nel 2000 da 191 Paesi. Parla quindi di lotta alla fame, istruzione, accesso alla cure sanitarie, pari opportunità. Ma lo fa a partire dai progetti messi in atto sul campo nei Paesi a economia fragile, dall’esperienza accumulata dalle organizzazioni non governative che hanno sentito la necessità a un certo punto di fare sintesi e di estrarre un pensiero dal proprio agire. L’obiettivo è migliorare la cooperazione internazionale, fermarsi a riflettere in base all’esperienza fatta per elaborare nuove strategie, che tengano conto degli errori commessi e dei successi ottenuti.

“L’approccio della Carta è intrinsecamente sociale, anche nel linguaggio non si rivolge all’individuo, ma al gruppo, alla rete di soggetti, alla pluralità” continua Martinelli. “E non ha paura di indicare non solo dei rimedi possibili alla fame, ma individua le cause di questa vergognosa diseguaglianza e critica il modello di sviluppo che la genera, puntando il dito sull’accaparramento delle terre, dell’acqua, delle sementi, sulla speculazione finanziaria sul cibo, sulle conseguenze del degrado climatico generato da una certa idea di agricoltura industriale, provando a proporre delle piste di soluzione”.

“La Carta di Trento è il risultato di un percorso che ha guardato con occhio critico, e dall’interno, il mondo della cooperazione internazionale” afferma Sara Ferrari, assessora alla cooperazione internazionale della Provincia autonoma di Trento. “Con un’ottica costruttiva la Carta indica un approccio ai grandi problemi del mondo che non nasconde le criticità ma che, basandosi sull’esperienza sul campo, indica le strategie migliori e le buone pratiche da seguire. Il ritorno in termini di etica, valori, apertura, solidarietà, senso del bene comune sono il frutto positivo della buona cooperazione”.

 

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